La guerra non è l’unica e inevitabile risposta al terrorismo islamico, come in molti sostengono oggi. Dall'Iraq all'Afghanistan sono milioni le vittime civili. L’uccisione di persone innocenti alimenta la radicalizzazione di musulmani che vanno ad arruolarsi nelle file degli islamisti, in reazione alle barbarie di indiscriminati attacchi aerei.

Il terrorismo islamista non potrà essere sconfitto se non c’è il coraggio di affrontare con onestà alcune domande di fondo. Chi sostiene e vende armi ai jihadisti? Con quali mezzi si finanziano?

È sconcertante scoprire che la Francia da trent’anni sponsorizza il fenomeno del terrorismo.

Che l’Arabia Saudita, tra i maggiori importatori di armi da Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia, sostiene gruppi jihadisti schedati dall’Onu come terroristi. Ma anche l’Italia, sebbene non sia impegnata nei raid aerei, è ai primi posti nell’esportazione di armi da guerra nelle regioni arabe.

I jihadisti continueranno a compiere attentati se non si interviene per impedire loro di vendere il petrolio alle compagnie multinazionali occidentali a costi probabilmente competitivi o al mercato nero. L’introito miliardario di quel commercio consente ai terroristi di acquistare armi.