La  visita  al  giardino  botanico  volgeva  al  termine.  I  bambini  avevano  ascoltato  con attenzione le spiegazioni dell’esperto Eugenio Dal Monte. Era un gruppo di ventotto, di età compresa tra nove e undici anni, partiti dal residence “Tana Incantata” di Asiago, ove aveva sede  l’associazione  omonima  che  organizzava  i  campi  estivi  per  bambini  di  scuola elementare e prima media. Il pulmino li aveva accompagnati fino all’area di sosta da cui si dipartono i sentieri che conducono al Monte Verena e al Forte della Prima Guerra Mondiale.
Inoltre, dal parcheggio si raggiunge,  a piedi, dopo un breve tratto, il giardino botanico.
Mancavano una decina di minuti al completamento dell’escursione. Il cielo era azzurro e il sole splendeva alto. Le voci gioiose si rincorrevano in un crescendo di toni. Un bambino gridò:
– Maestra, ho fame! Quando si mangia?
– Fra poco torneremo allo chalet da dove siamo partiti e là faremo un bel pranzetto! – rispose Marta Antonelli, una delle due maestre accompagnatrici.
Camminarono  ancora  e  finalmente  il  bosco  fece  spazio  a  un  verdissimo  pianoro al centro del quale si trovava lo chalet.  
Marta Antonelli alzò la voce e ordinò:
– Disponetevi attorno ai tavoli. Quando sarete tutti seduti, verranno distribuiti i cestini.
Al termine del pranzo inizierà la lezione sulle erbe. Eugenio ci spiegherà quali si possono mangiare e quali invece sono velenose.
A circa cinque metri di distanza dall’ingresso dello chalet, si trovavano sei tavoloni di legno con le panche pure di legno accostate ai lati più lunghi. Tra lo chalet e i primi due tavoloni era stato collocato un tavolo più piccolo,  rotondo, sopra il quale erano sistemati i cestini di carta del pranzo. Accanto al tavolo rotondo avevano preso posizione, in piedi, Sara Faccin, l’altra maestra, ed Eugenio Dal Monte. Aspettavano che i bambini si sistemassero.
Marta  Antonelli  li  osservava  attentamente;  finalmente  tutti  si  erano  seduti  ed  erano silenziosi. Chiese ad alta voce:
– Aurora dov’è? Non la vedo.
– Sarà in bagno, – rispose una bambina.
– Maestra, ho fame! – si lamentò un altro.
– Sara, per favore, vuoi andare al bagno a controllare? – chiese Marta.
La donna entrò nello chalet, ma presto ne uscì fuori e, rivolta a Marta ed Eugenio, disse:
– Qui Aurora non c’è.
– Hai guardato bene?
– Certo! Non è nel bagno e neppure dentro allo chalet.
Marta  sentì  una  fitta  alla  gola,  faticava  a  respirare.  Il  suo  volto  divenne  pallido, cadaverico.
– Bambini, sapete dov’è Aurora? – chiese ad alta voce.
I bambini rimasero in silenzio. Marta riprese:
– Chi ha visto Aurora?
Jacopo rispose:
– Era dietro di me quando stavamo guardando il nido del picchio dentro l’albero. La maestra, provando a mantenersi calma, si avvicinò all’esperto botanico e Sara:
– Distribuite i cestini. Io torno indietro nel bosco.
Ripercorse a ritroso il tratto del sentiero che dallo chalet conduceva fino al maestoso abete dentro al quale si trovava il nido del picchio.
Il sentiero che consentiva la visita al giardino era circolare con partenza e arrivo alla diramazione in prossimità dello chalet, ed era consigliato percorrerlo in senso orario. Tutta l’area del giardino botanico era delimitata da una staccionata in legno con sole due traverse orizzontali su pali verticali distanziati. Oltre la staccionata il terreno si presentava con dune e avvallamenti e la vegetazione del sottobosco era a tratti alta e fitta.
Marta  camminava  con  passo  rapido  osservando  attentamente  lo  spazio  del  giardino botanico.  Ogni  tanto  si  fermava,  immaginando  che  Aurora  potesse  essersi  bloccata, incuriosita da qualcosa, e chiamava: «Aurora!», ma tutto era silenzio. In quell’ora calda non si sentiva neppure il canto degli uccelli.
Giunse ai piedi del maestoso abete bianco, osservò la cavità dentro la quale il picchio aveva scavato il nido. Si girò e gridò ancora:
– Aurora! Aurora!
Ripeté  più  volte  il  nome  della  bambina  senza  ottenere  risposta.  Decise  di  proseguire continuando a percorrere a ritroso il sentiero didattico. Giunta al punto più lontano superato il quale si faceva ritorno alla partenza, si fermò e si girò intorno. Osservò la staccionata e si rese conto che era facilmente superabile, anche da una bambina di undici anni. Sentì freddo alla schiena, il cuore cominciò a batterle più forte.
– Aurora! – gridò con rabbia.
Riprese il cammino per fare ritorno allo chalet: sperò che Aurora fosse insieme agli altri bambini, che fosse sbucata da qualche parte, come nel gioco del nascondino.
Sara Faccin le venne incontro, senza aprire bocca. Marta comprese.
– Niente, non c’è!
Le due maestre si guardarono negli occhi, un profondo senso di inquietudine le pervase.
–  Sara,  resta  qui  con  i  bambini.  Tu,  Eugenio,  quando  avranno  finito  di  mangiare, comincia pure la lezione sulle erbe. Vado a chiamare qualcuno, a dare l’allarme.
– Occorre avvisare i carabinieri, – disse Eugenio.
–  Va  bene,  però  fate  in  modo  che  i  bambini  restino  tranquilli.  Io  vado  verso  il parcheggio, qui il cellulare prende poco, avverto subito i carabinieri.
Marta  Antonelli  aveva  trent’anni.  Il  suo  sogno  era  poter  insegnare  in  una  scuola elementare, ma finora si era dovuta accontentare di supplenze e, in estate, pur di guadagnare qualcosa,  si  era  resa  disponibile  per  i  campi  scuola  organizzati  dall’Associazione  Tana Incantata.
Percorse  il  breve  sentiero  con  un  senso  di  angoscia  lacerante  e  con  le  lacrime  che  le rigavano le guance.
Giunta  nell’area  di  sosta  verificò  che  il  cellulare  avesse  abbastanza  campo.  Chiamò  i carabinieri.  Rispose  il  maresciallo  Antonino  Russo,  comandante  della  Stazione  dei Carabinieri di Asiago, al quale Marta raccontò della scomparsa della bambina.
– Dove vi trovate adesso? – chiese il maresciallo.
– Io mi trovo al parcheggio del Monte Verena, quello prima delle piste da sci e da dove partono i sentieri. Lo chalet è qui vicino, all’inizio del Sentiero Natura.
– Avete avvisato i genitori? – Non ancora. Cosa mi consiglia?
– Non creiamo inutili allarmismi. Meglio aspettare noi. Arriviamo subito.
Marta telefonò alla collega:
– Aurora?
– Niente, – rispose sconsolata, – Marta, sono agitata, non so se ce la faccio ad andare avanti. Anche Eugenio è preoccupato e non se la sente di fare lezione.
– I bambini?
– Sembrano tranquilli.
– I carabinieri dovrebbero essere qui a momenti.
In effetti il maresciallo Antonino Russo, accompagnato da altri due carabinieri, impiegò pochi minuti per arrivare al  parcheggio. Non appena vide il fuoristrada blu, Marta agitò un braccio.
– Marta Antonelli? – chiese il maresciallo.
– Sì, – rispose la maestra tendendo la mano che il maresciallo strinse con forza.
– Dove sono i bambini?
– Allo chalet, per il pranzo. Ho parlato adesso con la mia collega e Aurora non è saltata fuori.
– Salga a bordo. Andiamo fino allo chalet.
I bambini non avevano ancora finito di pranzare e vociavano festosamente, ma quando scorsero l’auto dei Carabinieri si ammutolirono. Marta Antonelli scese per prima, seguita dai militari, si avvicinò a Sara e, scuotendo la testa, disse:
– Non è possibile, non è possibile!
Quindi  aggiunse:  –  capisco  Eugenio,  niente  lezione  sulle  erbe.  Chiama  l’autista  del pulmino,  è  meglio  che  i  bambini,  quando  avranno  terminato  di  mangiare,  rientrino  al residence.
Quindi si avvicinò al maresciallo Russo che stava parlando al cellulare.
–  Stanno  arrivando  rinforzi,  –  disse  Antonino  Russo,  terminata  la  conversazione telefonica.
Nel giro di pochi minuti sopraggiunsero altri due automezzi. Una era la camionetta dei Vigili del Fuoco, con quattro uomini. La seconda era la Panda delle Guardie Forestali con due guardie.
Marta raccontò dell’accaduto, descrisse come era vestita Aurora. Poi rivolta ai bambini ordinò:
– Riprendete gli zaini. Si rientra al residence. La lezione sulle erbe la faremo domani. Il pulmino fra poco sarà al parcheggio.
Avvicinatasi a Sara disse:
– Vai con i bambini. Ti chiamerò non appena avrò novità.
Il maresciallo Russo e la maestra decisero di percorrere il sentiero del giardino botanico, mentre  agli  altri  venne  affidato  il  compito  di  perlustrare  l’area  oltre  il  perimetro  della staccionata.  Concordarono  di  telefonarsi  in  caso  di  novità,  si  dettero  un’ora  di  tempo,  al termine della quale si sarebbero ritrovati allo chalet.
Una delle due Guardie Forestali con tono sconsolato affermò: – Abbiamo guardato attentamente. L’unica cosa interessante è che oltre la staccionata che delimita il giardino botanico, nella zona dell’abete con il nido del picchio, c’è un punto in cui l’erba è stata calpestata e sono evidenti i segni di passaggio. L’abbiamo percorso per duecento metri. Dopo si finisce in un sentiero battuto e le tracce si confondono.
– Abbiamo chiesto anche ad alcuni escursionisti, – intervenne un Vigile del Fuoco, – ma nessuno ha visto una bambina da sola.
– Tutto intorno il giardino botanico è stato controllato, – intervenne un altro Vigile del Fuoco, – occorre avere rinforzi e allargare il campo di ricerca.
– Marta, avverta i genitori, – disse il maresciallo.
– Ho solamente il numero della mamma. Provvedo subito.
–  Voi,  –  disse  il  maresciallo  rivolto  alle  guardie  forestali  e  ai  Vigili  del  Fuoco,  – avvertite i vostri superiori e chiedete rinforzi.
Non fu facile per Marta trovare la forza per comunicare la scomparsa di Aurora.
– Come è possibile? Quando vi siete accorti che Aurora non c’era? – chiese Lara Marini.
 – Quando ci siamo fermati per il pranzo al sacco, ho notato la mancanza di Aurora. Ma fino a pochi minuti prima era con il gruppo. Immediatamente sono tornata indietro gridando il  suo  nome.  Ho  chiamato  subito  i  carabinieri  e  sono  iniziate  le  ricerche,  –  concluse nervosamente la maestra.
– Com’è possibile? – chiese nuovamente la madre.
– Neppure noi sappiamo dare una spiegazione. I bambini erano sempre stati insieme in gruppo, attenti ad ascoltare le spiegazioni e a fare domande. Un bambino ha detto di averla vista mentre veniva mostrato il nido del picchio. Da questo punto e fino allo chalet sono passati circa quindici minuti. I bambini avevano fame e avevano voglia di tornare e, come ho detto prima, è stato quando siamo arrivati che mi sono accorta dell’assenza di Aurora.
– Il sentiero che avete percorso era frequentato da altre persone?
– All’interno del giardino botanico, no. Fuori, poco distante, c’è tanta gente, siamo a luglio e oggi è domenica.
– Parto subito. Dove vi raggiungo?
Marta diede le istruzioni e al termine aggiunse:
– Io non ho il numero del cellulare di suo marito: lo avverte lei?
– Al momento preferisco non farlo.
Arrivarono i rinforzi. Un elicottero delle guardie forestali cominciò a ispezionare tutta la zona attorno al Monte Verena.
Il maresciallo Russo avvertì anche il Procuratore della Repubblica di turno che in quella domenica  era  la  dottoressa  Giulia  Clementi.  Il  Piemme  fece  subito  delle  telefonate  per chiedere che alle ricerche partecipassero quante più persone.